Ken Loach

LoachimagesKen Loach nasce nel 1936 da una famiglia operaia e rimarrà legato per sempre alla classe da

cui proviene. Dopo il servizio militare, studia giurisprudenza ad Oxford, si sposa con la

donna che è tuttora al suo fianco e dalla quale ha 5 figli, partecipa alle esperienze

universitarie di teatro sperimentale e comincia a collaborare con le televisioni.

Alla BBC dà vita ad un esperimento molto interessante, consistente nel raccontare storie

di finzione utilizzando tecniche documentaristiche, allo scopo di portare lo spettatore  a meglio

recepire un messaggio di forte contenuto politico: una sorta di docu-drama.

Mentre continua la sua carriera televisiva, c’è il debutto cinematografico, nell’ambito di quella

corrente che si chiamava il free cinema (movimento inglese cinematografico, culturale, sociale

e politico, esplicitamentedi sinistra, degli anni 50 e 60, inserito nel più ampio contesto

internazionale delle “nuove onde” europee e fondato dal regista inglese Lindsay Anderson

con la collaborazione di Tony Richardson). Loach comincia ad imporsi all’attenzione della

critica con film come quello del 1967, Poor Caw, ossia “povera vacca”, tratto da un

romanzo di Nell Dume girato con uno stile semidocumentario. Tuttavia i suoi lungometraggi

fino agli anni 80 non convincono del tutto, in quanto considerati un po’ didascalici e

pesanti. E’ con un film del 1991, intitolato Riff Raff. Meglio perderli che trovarli

(pluripremiato), che si apre la stagione d’oro del cinema di Loach.

Benché il regista in patria non sia mai stato molto amato, in quanto troppo severo

con il suo paese, il pubblico e la critica l’hanno sempre molto apprezzato ed è considerato

uno dei grandi autori del cinema europeo. Vengono apprezzati il suo coerente e onesto

impegno militante, la sua passione, la sua sensibilità, la sua capacità di raccontare le

tribolate esistenze di quella classe lavoratrice dalla quale anch’egli proviene, di condividere

la disperazione degli immigrati, il senso di impotenza degli emarginati di tutti i tipi.

Senza tuttavia mai precipitare nella retorica o nell’ipocrisia o nei facili piagnistei.

Il suo cinema è spesso graffiante, duro, ruvido, brutale, pungente, mosso dall’indignazione

nei confronti di quella società borghese capitalistica che tante vittime lascia dietro di sé.

Soprattutto nei film dei primi anni 90: Riff Raff. Meglio perderli che trovarli (1991);

Piovono pietre (1993), Ladybird Ladybird (1994).

Il contesto nel quale si consumano idrammi dei personaggi  di questi film è quello delle macerie

lasciate dal tatcherismonell’Inghilterra  proletaria e sottoproletaria degli anni 80.

Periferie grigie e desolate, quartieri fatiscenti, abitazioni squallide, pub fumosi e

trascurati, uomini degradati dall’alcool e da umilianti lavori, leggi inflessibili e

persecutorie. Il giudizio di Loach sullaTatcher e sulle sue spietate politiche

neoliberiste è pesantissimo: anche recentemente, in occasione della morte della

“lady di ferro”, è intervenuto con prese di posizioneviolentemente sarcastiche,

auspicando che si privatizzasse il suo funerale.

Loach condivide il senso di disagio e di impotenza dei suoi personaggi, scruta nella

loro vita con amarezza e disincanto, ma anche con la tenera partecipazione di chi non

vuol perdere la speranza, la voglia di lottare alla ricerca di un qualche riscatto, di una

necessaria giustizia sociale .

Due parole sul periodo tatcheriano. Nell’Inghilterra degli ultimi anni 70 il modello del welfare

state, imposto con successo dai laburisti nel primo dopoguerra, e sostanzialmente

mantenuto dai conservatori che si avvicendarono al governo sembrò entrare in crisi,

perché diventavano sempre più onerosi i costi dei servizi sociali in un periodo in cui si

assisteva a un rallentamento dello sviluppo. Tra il 1974 e il 1976 la Gran Bretagna, fino a

quel momento considerata prospera e felice a paragone dell’Europa continentale

provata dalla crisi e dal disordine, visse anni difficili, per l’inflazione, i disoccupati,

il terrorismo irlandese. Furono queste le premesse della riscossa che nel 1979 portò

al governo i conservatori guidati da Margaret Thatcher. Nello stesso  periodo, il pendolo

della politica si spostava a destra negli USA con l’elezione di Ronald Reagan nel 1980

e in Germania con la formazione del ministero guidato dai democristiani di Helmut

Kohl. In Inghilterra M. Tatcher, adottando una dottrina ultraliberista, si propose di

restituire energia alla produzione, liberandola dalle ipoteche statali, riducendo per quanto

possibile le spese di assistenza, contrastando il potere dei sindacati. Effettivamente M. Thatcher

poté presentare per due volte all’opinione del paese un bilancio del suo governo piuttosto

convincente ed entrambe le volte fu premiata dall’elettorato diventando così il leader britannico

rimasto più lungamente in carica nel Novecento. E’ da osservare che nelle successive elezioni

del 1983 M. Tatcher fu appoggiata dall’ondata patriottica che seguì la vittoria nella guerra

delle Falkland; mentre nelle elezioni del 1987 poté avvantaggiarsi dalla vittoria guadagnata dai

conservatori nei confronti dei minatori in sciopero. Nel novembre del 1990, tuttavia, la “dama di

ferro”, abbandonata dagli stessi conservatori, fu costretta a dimettersi dalla carica di primo

ministro, soprattutto a causa dell’impopolarità dei provvedimenti fiscali del suo esecutivo, oltre

che per la sua linea politica sostanzialmente riluttante ad un immediato processo di integrazione

europea. Al suo posto viene nominato premier John Major, già ministro dell’economia, che

però sostanzialmente conserva la politica della Tatcher e i conservatori perdono consensi.

Il 1997 ha segnato in Inghilterra la fine dell’era tatcheriana e del quasi ventennale predominio

dei conservatori al governo con il trionfo, largamente anticipato dai sondaggi, dei laburisti

di Tony Blair.

1991 Riff Raff. Meglio perderli che trovarli. (il titolo deriva da un modo di dire francese:

le riff et le raff). Il film, che mostra il lato oscuro della ripresa economica degli anni della

Tatcher,  ha come protagonista un cantiere edile, metafora della Gran Bretagna di allora:

gli operai sono pagati a giornata, non hanno assicurazione, sono licenziabili in qualsiasi

momento a discrezione del capocantiere, non sono pretetti da norme per le condizioni

igieniche e la sicurezza.

Steve, uscito di galera, va a lavorare a Londra, ben accolto dai compagni di lavoro,

che lo aiutano a trovare una casa decente e gli danno una mano quando ce n’è

bisogno. Ma i problemi del cantiere sono troppi: arresti immotivati, licenziamenti ingiusti…Quando un’impalcatura cede e muore un operaio, Steve si vendica pesantemente…

1993 Piovono pietre. Il titolo deriva da un proverbio inglese: “Quando piove sui poveri,

piovono pietre”.

A Manchester il disoccupato Bob improvvisa gli espedienti più vari per sopravvivere,

ma non riesce a trovare il soldi per fare una bella festa in occasione della prima comunione

della sua figlioletta.

1994 Ladybird Ladybird (titolo ripreso da una filastrocca inglese). Racconta, traendola

da una storia vera, l’odissea allucinante e tragica di una madre perseguitata dalla

spietatezza e dall’ottusità dei servizi sociali. Maggie è una donna ai margini della società,

senza lavoro e con quattro figli avuti da quattro uomini diversi. La sua condotta è davvero

alquanto discutibile, eppure lei ama i suoi figli, anche se spesso li lascia soli per andare

nei pub dove si canta il karaoke. In uno di questi pub conosce Jorge, molto diverso dagli

abituali avventori: simpatico, gentile, educato. Dice di essere un poeta e un rifugiato politico,

anche se in realtà è un immigrato clandestino proveniente dal Paraguay.

Dalle loro chiacchierate emergono i dettagli della dura vita di Maggie, violentata dal padre

quando era una bambina, vittima delle violenze di uomini brutali, preda di una sorda

rabbia che la divora.

Jorge, così calmo, comprensivo, rassicurante sembra proprio l’uomo giusto per starle

accanto, per mitigare il suo carattere impetuoso, instabile, insofferente.

Con lui, Maggie si sente più protetta, sicura. Ma una sera, mentre è fuori a cantare il karaoke,

in casa scoppia un incendio che rischia di uccidere i suoi figli. Per fortuna si salvano,

ma il maggiore rimane gravemente ustionato. Così i servizi sociali intervengono, senza

nessuna comprensione e umanità, e un giudice, ritenendola irresponsabile e inaffidabile,

le toglie tutti i ragazzi. Stessa sorte toccherà agli altri due figli avuti da Jorge e così il suo

fragilissimo equilibrio di donna prostrata dalla vita sarà distrutto per sempre.

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