Infinito

Borges e i paradossi di Zenone [ nel racconto”la morte e la bussola” del 1944]. Un detective riesce a prevedere l’ultimo delitto di una serie ma , recatosi sul posto per prevenirlo, scopre di esservi stato attirato per esservi ammazzato. Ecco l’ultima conversazione tra la vittima e l’assassino:

“Nel suo labirinto” disse alla fine, “ci sono tre linee di troppo. Io so di un labirinto greco che è una linea unica, retta. In questa linea si sono perduti tanti filosofi che ben vi si potrà perdere un semplice detective. Scharlach, quando in un altro avatar lei mi vorrà dare la caccia, finga (o commetta) un delitto in A; quindi un secondo delitto in B, a otto chilometri da A; quindi un terzo delitto in C, a quattro chilometri da A e da B, a metà strada tra i due. E mi aspetti poi in D, a due chilometri da A e da C, di nuovo a metà strada. Mi uccida in D, come ora sta per uccidermi in Triste-Le-Roy”.

“Per quest’altra volta” rispose Scharlach, “le prometto questo labirinto invisibile, incessante, d’una sola linea retta”. Indietreggiò di  alcuni passi. Poi, accuratissimamente, fece fuoco.

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