Before the flood

Before the flood, come una stagione fertile è scomparsa di fronte alle prolissità verbali della politica. C’è stato un tempo in cui esisteva un fervido itinerario culturale che era iniziato con l’esperienza della rivista/galleria “Azimuth/Azimut”, nata a Milano nel 1959, con la partecipazione di artisti come Piero Manzoni, Enrico Castellani e Paolo Scheggi, impegnati nella rarefazione dell’idea di spazio e nella celebrazione della monocromia concettuale come strumenti di superamento delle visioni limitative della creatività; itinerario proseguito poi con il gruppo del Nouveau Réalisme, costituitosi sempre a Milano presso la Galleria Apollinaire, che dialogava strettamente con gli ambienti romani di Mario Schifano, con la Pop art di Peter Blake, Richard Hamilton e Joe Tilson e con le sperimentazioni di Vincenzo Agnetti, Gianfranco Baruchelli, Emilio Isgrò, Ugo Mulas e Nanni Balestrini, per i quali occorreva una radicale messa in discussione dei canoni della comunicazione visiva, così come per Pasolini era necessario opporsi alla spettacolarizzazione dell’irrealtà, destinata a stordire il pubblico.
Una tale rivoluzione dei linguaggi era troppo vasta per essere racchiusa
in contenitori ideologici, per quanto si proponessero di essere
innovativi, e la libertà di espressione artistica della metà degli anni
sessanta conosceva un processo di classificazione comunque limitante.
Risultava difficile infatti trovare collocazioni precise al movimento
dell’Arte povera, ai cataloghi della comunicazione per gesti di Bruno
Munari, all’ Alfabeto di Jannis Kounellis, alle “Ultime parole famose”
di Pistoletto, alla mutazione della composizione tipografica della
poesia di Emilio Villa e di tante altre esperienze che avevano dilatato
lo spettro delle percezioni culturali, favorendo peraltro una
pronunciatà interdisciplinarietà, sinonimo di diffusione democratica
delle idee “ibride”; un attributo quest’ultimo non certo gradito
all’ideologia della politicizzazione. La semplificazione ideologica ha
ucciso il piacere della scoperta della libertà vissuta attraverso
difficili percorsi di minoranza, ma senza minoranze innovative il tempo
scorre lungo il solco delle litanie, delle liturgie e delle letargie. (Alessandro)

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