Cento notti in lambretta (4)

Una delle critiche più severe e feroci che siano state mosse al “miracolo economico” è proprio la Vita agra, un ritratto impietoso e dissacrante di una società malata, la consapevolezza che sotto la crosta dorata del nascente consumismo incombe una vera tragedia morale.

Il protagonista del romanzo è un uomo disincantato, con un passato colmo di delusioni e di sconfitte, che dalla Toscana, dove lascia moglie e figli, si trasferisce a Milano con il pretesto di trovare un buon lavoro, ma in realtà con la precisa intenzione di vendicare i 43 minatori di Ribolla morti nel gravissimo incidente del 1954, dovuto alla colpevole indifferenza e alla fame di profitto dei padroni.  Il suo progetto dinamitardo è di far saltare in aria quel “torracchione di vetro e di cemento” che è la sede centrale dell’azienda mineraria. Ma non solo non riuscirà conseguire il suo obiettivo, ma si troverà inghiottito e irrimediabilmente piegato da quel mostro di città che è la Milano del boom,  la megalopoli produttiva ed industriosa capace di annullare ogni slancio creativo e ribelle, di rendere gli uomini schiavi,  di sconfiggere ogni tentativo di evasione, di piegare chiunque tenti di resisterle.

 Macchine, traffico, inquinamento, nebbia… il tram, i lavori stradali, gli automobilisti sempre inviperiti, le tasse, i conti da pagare, il continuo bisogno di dané… La disumanità dei rapporti sociali (“Non trovi le persone, ma solamente le loro immagini, il loro spettro…Ogni mattina la vita in tram è un viaggio in compagnia di estranei che non si parlano, anzi di nemici che si odiano”). Un milione e mezzo di “larve” che vivono in totale solitudine, che corrono freneticamente e  scarpinano dalla mattina alla sera, frastornate dalle sirene del consumismo. L’egoismo carrieristico degli impiegatucci , la rincorsa ai falsi miti delle mode (“Altrimenti come spieghereste le fortune delle diete dimagranti, del modello steccoluto e asessuato, il quale riassume ed eleva a modulo la donna arrivista, attivista, carrierista, stirata, tacchettante, petulante e quindi negata al coito verace?”). Una politica che non è più arte del buon governo ma pura e semplice conquista e conservazione del potere, un partito di rivoluzionari all’acqua di rose (il capo della sezione fa di lavoro il parrucchiere per i cani della Milano bene), una burocrazia soffocante.

– Che cosa è rimasto di quella dolce vita? Si è trasformato tutto in una vita agra?

“Ora sembra che tutti ci credano a questo miracolo balordo…

E’ aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l’occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti sul detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l’età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d’Italia. Tutto quello che c’è di medio è aumentato – dicono contenti…

Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda.

A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera. IO MI OPPONGO.”

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