Perché l’incognita si indica con la lettera X?

Noi parliamo di X-Files, di raggi X, di Malcom X e, confondendo diavolo ed acquasanta, di X-factor: tutti nomi nei quali la X sta ad indicare qualcosa di non del tutto conosciuto o conoscibile o comunque circondato da un alone di mistero.
Ma perché la lettera X è assurta a questo valore simbolico?
La colpa è della matematica!
Gli arabi indicavano l’incognita, in una equazione che ne conteneva una sola, come “la cosa”.
In arabo, “cosa” si dice “shay” , un suono molto simile ad x.
Anche nell’Italia rinascimentale, l’incognita era chiamata “la cosa”. La scienza delle equazioni era nota come “l’arte della cosa” e gli specialisti che le risolvevano erano i “cosisti”.

Forse ricordando proprio la “shay”, Cartesio, scrivendo “La géométrie”, decise di utilizzare le lettere minuscole all’inizio dell’alfabeto per le quantità note e quelle minuscole della fine dell’alfabeto per le incognite.
Quando il libro andò in stampa, però, il tipografo si trovò a corto di lettere e, dopo essere stato autorizzato dall’autore, si concentrò sulla x, meno frequente in francese della y e della z.
Da quella scelta, generata da una necessità contingente, la x divenne in matematica – e nella cultura in generale – il simbolo dell’incognita.

Due grandi cosisti

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Niccolò Tartaglia

 

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Girolamo Cardano

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